Attività estrattiva: il piano delle cave del FVG è in avanzata fase di predisposizione

Il collegamento qui sopra riporta alla pagina dell’assessore Ambiente e Energia del Friuli Venezia Giulia Sara Vito.

Naturalmente, si tratta di un piano che si occuperà esclusivamente delle attività estrattive di materiale lapideo, ma l’esperienza insegna che, una volta aperto un portone ci si infilano dentro un pò tutti.

Come molti sapranno, noi del gruppo Movimento 5 Stelle per Remanzacco stiamo conducendo una battaglia contro l’apertura di una nuova enorme cava di ghiaia a ridosso del Torrente Torre.

Quello che si evince dalla descrizione che qui dà l’assessore del futuro P.R.A.E. è che una volta ridotti gli adempimenti burocratici e anche le fideiussioni a garanzia del ripristino delle aree coinvolte, si darà il via a una vera e propria giungla, e quasi certamente in futuro verranno assoggettate a un tale regolamento anche le cave di materiale ghiaioso.

Inoltre si vuole anche eliminare l’obbligo di riconsegnare al comune di pertinenza i siti coltivati, cosa che a mio avviso ridurrà ulteriormente il controllo da parte dell’unica parte veramente a contatto con l’area coinvolta.

E ha un bel dire l’assessore che “In questi snellimenti burocratici peraltro non vengono in alcun modo diminuite le attenzioni agli aspetti ambientali”…il passato e le esperienze ci insegnano ben altro.

Giovi a tal proposito la lettura del RAPPORTO CAVE 2013 di Legambiente (http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/rapporto-cave) del quale riporto solo il primo paragrafo:

“Enormi crateri come ferite aperte sul territorio costellano i paesaggi italiani. Da Nord a Sud le cave attive in Italia sono 5.592, quelle dismesse e monitorate addirittura 16.045, mentre se aggiungessimo anche quelle delle regioni che non hanno un monitoraggio (Calabria e Friuli Venezia Giulia) il dato potrebbe salire a 17 mila. Nonostante la crisi del settore edilizio abbia contribuito a ridurre le quantità dei materiali lapidei estratti, i numeri rimangono comunque impressionanti: un miliardo di Euro di ricavo, 80milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia, 31,6milioni di metri cubi di calcare e oltre 8,6 milioni di metri cubi di pietre ornamentali estratti nel 2012.

Sabbia e ghiaia rappresentano il 62,5% di tutti i materiali cavati in Italia, soprattutto nel Lazio, Lombardia, Piemonte e Puglia, dove ogni anno vengono prelevati circa 50 milioni di metri cubi di queste materie prime. Rilevanti sono anche gli impatti e i guadagni legati all’estrazione di pietre ornamentali, ossia di materiali di pregio dove sono minori le quantità estratta ma rilevantissimi i guadagni e gli stessi impatti (dalle Alpi Apuane al Marmo di Botticino-Brescia, alla pietra di Trani).

A governare un settore così importante e delicato per gli impatti ambientali è a livello nazionale tuttora un Regio Decreto del 1927, con indicazioni chiaramente improntate a un approccio allo sviluppo dell’attività oggi datato. Inoltre in molte regioni, a cui sono stati trasferiti i poteri in materia nel 1977, si riscontrano rilevanti problemi per un quadro normativo inadeguato, una pianificazione incompleta e assenza di controlli sulla gestione delle attività estrattive.”

Come gruppo di Remanzacco del Movimento ci attiveremo con i nostri consiglieri regionali perchè verifichino lo stato di attuazione di questo PRAE.

Ai prossimi aggiornamenti.

Maurizio Tomasetig

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