Con una modesta presenza di pubblico (circa trenta persone e alcuni se ne sono andati già verso le 10:00-10:30…) si è tenuto venerdì sera 28 aprile il convegno organizzato da Marco Zullo membro della Commissione di Bruxelles a Tutela del Consumatore.

Parlando con Cristian Sergo di questo aspetto della scarsa partecipazione della gente, mi diceva che purtroppo è un problema che esiste ovunque, non solo nella piccola Remanzacco, o nel capoluogo friulano, ma anche nelle grandi città.  E il tutto si inquadra nel progressivo discredito accumulato negli ultimi vent’anni dalla classe politica in generale, in parte per le vicende di malcostume emerse negli anni, in parte per la martellante campagna di delegittimazione condotta da tanti media, in particolare la televisione (ricordo solo i seguitissimi programmi come Le Iene o Striscia, per non parlare dei talk di Rete4).

Per inciso tutti media di proprietà del personaggio che più a contribuito a screditare l’immagine della politica italiana, addirittura anche all’estero!

Venendo dunque al convegno, dopo l’introduzione di Luca Vignando, Marco Zullo ha elencato tutta una serie di proposte normative che l’Unione Europea si appresta ad approvare per incentivare il ricorso alle energie rinnovabili, a discapito di quelle che prodotte ricorrendo al fossile (dal carbone al petrolio al gas) anche per liberare il continente dalla dipendenza di Paesi produttori talora inaffidabili.

Uno studio mirato a dimostrato il solo “pacchetto energia pulita” mobiliterà 177 miliardi di investimenti pubblico/privati solo nel primo anno, con la conseguente creazione di almeno 900.000 posti di lavoro.

Il ricorso a tali politiche innesterà inoltre dei meccanismi virtuosi con ulteriori opportunità di sviluppo.  L’Italia come Paese importatore assoluto avrebbe vantaggi enormi, anche in termini di crescita dell’occupazione giovanile, ma si ritrova con una classe politica totalmente asservita agli interessi delle lobby petrolifere, come si è visto anche in occasione del recente referendum sulle trivelle.

Alcuni obiettivi possono sembrare utopistici, come l’abbattimento del 40% entro il 2030 del CO2, ma nei pochi Paesi dove politiche virtuose sono già in atto da tempo, dimostrano che non solo è conciliabile la crescita economica (il famoso PIL) con il graduale abbandono del fossile, ma addirittura il ricorso all’innovazione unita all’efficienza energetica (dalle macchine agli edifici) crea opportunità di sviluppo.

Non stiamo parlando solo di incentivi (che in alcuni Paesi dove mancano risorse finanziarie sono già inadeguati) ma anche di valorizzazione della progettazione (eco-disegn), ricorso ad oggetti che consumano meno (e di questo parlerà poi l’euro-deputato Tamburrano a proposito dell’etichettatura) e con il ritorno al riuso e alla riparazione (esempio da copiare la Svezia).

Altra riforma a costo zero sarebbe l’aggregazione della domanda (come già avviene nei soliti Paesi, non certo da noi, dove è vietata). Significa che gruppi di persone, anche un intero quartiere cittadino o un Comune di montagna si associano per spuntare uno sconto ad un fornitore di energia, con un potere contrattuale che è impossibile al singolo cittadino.

A questo punto la parola passa, in streaming, all’euro-deputato Tamburrano che è il relatore del nuovo Regolamento sull’etichettatura sull’efficienza energetica oltre che il principale promotore di tale pratica.

A differenza della Direttiva (che deve venir recepita dal singolo Stato membro, con ritardi spesso notevoli se non adirittura con stravolgimenti) il Regolamento è immediatamente esecutivo.

L’etichetta è quel adesivo che riporta la classe di consumo energetico di molti elettrodomestici, e che già ha orientato le scelte dei consumatori da quando è apparso molti anni fa, facendo in pratica scomparire i prodotti più energivori. Ma la rapida evoluzione tecnologica ha obbligato prima a creare tre diverse “classi A” ed ora a distinguere il consumo relativo (in etichetta) da quello assoluto (consumo effettivo in base all’utilizzo che se ne fa: ad es. i frigo americani/europei).

A questo punto avendo dato la parola ad una signora del pubblico per una domanda ne è scaturito una lunga, anche simpatica, disquisizione sui detersivi, l’ampiezza dei cestelli delle lavatrici ecc.

Tamburrano, dopo essersi detto disponibile ad altri interventi, ha passato la parola all’idrogeologo della DEA di Parigi Gian Paolo Droli (originario di Udine) che ha sottolineato il grande spazio di sviluppo che può avere la geotermia, soprattutto nelle località che possono sfruttare una relativa vicinanza al mantello magmatico (quasi l’intera nostra penisola!).

L’UE ha pochi ma chiari obiettivi: sganciarsi dalla dipendenza energetica di Paesi come Russia o Libia ed anche la geotermia rientra tra le opzioni da sviluppare. Ha quindi incaricato un Gruppo di lavoro, di cui lui fa parte, per disegnare le strategie future di sfruttamento del geotermico, anche per i territori più svantaggiati.

Nel nostro Paese, che pure è stato pioniere in questo settore (vedasi il caso Larderello) la politica ha altro a cui pensare e solo singoli privati o società sfruttano individualmente tale risorsa. Ha fatto l’esempio dell’IKEA e di alcuni alberghi di Lignano dove sono stati costruiti grossi impianti, con spese ammortizzate in tempi brevissimi anche in assenza di incentivi!

Ha poi passato la parola a Ilaria Del Zovo che ha brevemente illustrato gli obiettivi del Piano Energetico regionale, strumento pensato per pianificare interventi tesi al raggiungimento degli obiettivi Euro 20/20.

Ad un anno dall’approvazione però, le belle misure scritte nel documento sono rimaste sulla carta, mentre suona beffarda, ad esempio, la proroga dell’AIA appena concessa dal Ministero fino al 2026 ai proprietari della Centrale Termoelettrica di Monfalcone che, in barba all’inquinamento devastante del territorio, continueranno ad utilizzare il carbone almeno per altri dieci anni… mentre persino i cinesi stanno cercando di sostituirlo con altri combustibili!

Ha quindi preso la parola il Senatore Girotto che si occupa proprio di energia all’interno della Commissione Industria e Commercio.

Per prima cosa ha chiesto a Vignando di aprire e proiettare sulla lavagna la pagina web del Fondo di Investimenti Norges Bank dove viene trattato in tempo reale il valore del titolo, per far notare come sulla terra non esiste nessuna attività economica neppur lontanamente paragonabile con l’evoluzione di un fondo di investimenti come questo, che scommettendo su qualsiasi attività umana, dall’industria elettronica all’agricoltura, dal settore energia all’acqua, se gestito correttamente, è in grado di moltiplicare la ricchezza di chi vi investe ma non ha nessun rapporto con la realtà, pur usando soldi che sono anche nostri!

Con la grande capacità affabulatrice che lo contraddistingue, ha poi ricordato che il trentapercento delle guerre che si combattono sulla terra sono per l’energia, un altro trenta per l’acqua ed il resto per tutte le altre materie prime; quindi anche solo autoprodurre energia equivale a diffondere pace!

E quindi anche tutti noi, se adottiamo abitudini virtuose, possiamo fare tanto, anche più di quello che i politici come lui a Roma o a Bruxelles tentano di fare.  Ed azioni concrete sono, ad esempio, cambiare fornitori di energia, passando a società che la producono solo da fonti di energia rinnovabile, oppure aderendo ai Gruppi di Acquisto Solidale, cambiare banche ed assicurazioni (quasi tutte legate alle multinazionali del fossile) e fare come lui, aderente da anni a Banca Etica, iscritto ad Altroconsumo, una delle più importanti Associazioni italiane fatta da Consumatori per autotutelarsi. Tra le sue numerosissime attività vi è anche quella di organizzare dei gruppi di acquisto.

Passando a parlare degli ostacoli diretti ed indiretti (tema del suo intervento) ha riferito del peso preponderante della lobby del fossile non solo sui politici, a cui pagano le campagne elettorali, ma anche sui boiardi si Stato, tanto che tutti costoro sono totalmente asserviti alle logiche speculative dei petrolieri o delle multinazionali minerarie ecc.

Scelte scellerate non solo per l’inquinamento ambientale provocato dal fossile, ma anche per il costo sociale in termini di assistenza sanitaria… Il FMI, non quindi un ente komunista, ha calcolato che ogni anno 5000 miliardi di dollari passano dalle nostre tasche a quelle degli inquinatori!

Eppure ci sarebbe una soluzione semplicissima: far pagare gli inquinatori (cosa che esiste solo in pochissimi Paesi, ad esempio la Norvegia)…  da noi invece, non solo si favoriscono gli inquinatori, ma si riesce a distorcere persino le iniziative nate per migliorare l’efficienza energetica delle aziende e dei privati, come i Certificati Bianchi, con la scelta politica di creare un “mercato” di questi titoli, aprendo al strada a speculazioni, compravendite, incette, e di fatto peggiorando l’efficienza energetica di interi settori, come ad esempio quello dei cementifici…

Altro malvezzo della politica asservita è quello di fare annunci televisivi a ripetizione, annunciando Decreti Legge urgenti salvo poi non fare mai le norme attuative e quindi rendendoli, di fatto, vani… per non parlare della miriade di norme, la gran parte interpretabili, e quindi che finiscono per complicare anche le cose semplici.

Un’altra riforma possibile a costo zero sarebbe quella di consentire l’aggregazione della domanda (come fornire energia elettrica ad un gruppo di cittadini, un quartiere intero, un piccolo paese ecc. che avrebbero più potere contrattuale del singolo cittadino).

Altra riforma possibile a costo zero potrebbe essere quella di consentire la trattativa in tempo reale del Mercato Elettrico (utilizzando i sistemi tecnologici che anni fa non erano ancora disponibili).

Il disprezzo per i consumatori è poi evidente, a tutti coloro che vogliano interessarsi al problema, con la recente riforma della tariffa elettrica che da progressiva è diventata regressiva (cioè paga di più chi consuma meno, ad es. un single o una famiglia formata da due anziani…).

Essendosi fatta mezzanotte, il Senatore ha poi velocemente auspicato il progressivo passaggio dall’auto a combustione interna a quella elettrica, favorendo l’istallazione di punti di ricarica almeno nelle città e soprattutto consentendo di utilizzare in proprio l’energia prodotta col proprio fotovoltaico e facendo dell’auto un naturale accumulatore notturno.

L.C.

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